
L'harmonium (questo il termine ufficiale in latino che accomuna tutte le lingue), anche italianizzato in armonio, si perfezionò nelle forme più o meno attuali al principio del XIX° secolo, dopo lunghe e laboriose sperimentazioni. I primordi di questo strumento furono semplici strumenti dotati di una sola fila di lamelle metalliche (ance) poste in vibrazione da un flusso di aria compressa, fornita da un sistema di alimentazione a mantice azionato a pedale. L'aria, vincolata in tutto il suo percorso, trovava (e trova tuttora) l'unica via di sfogo andando a sbattere contro queste lamelle metalliche di differente lunghezza ed accordate secondo i gradi della scala musicale. Lo sfogo per questa o quell'altra via è data dall'apertura di una piccola valvola, dotata di molla regolatrice, posta sopra ad ogni via d'uscita e comandata dai singoli tasti della tastiera soprastante. Ogni fila di ance è detto registro, esattamente come la fila di canne in un organo. Lo stesso identico sistema di produzione sonora è applicato alla fisarmonica, con la differenza che il mantice è azionato a braccio e che il tutto è assai compresso in piccole dimensioni.
Inizialmente e per quasi un secolo l'harmonium, appannaggio dei paesi anglosassoni ed americani, è principe nei salotti musicali e nella musica profana. Abbondantissima è infatti la letteratura musicale a lui dedicata da svariati compositori di tutti i paesi europei ed americani, sia come strumento solista sia in unione ad altri strumenti come il pianoforte, l'arpa o gli archi (violini, viole, violoncelli, contrabbassi). Nella tradizione ecclesiastica protestante fa il suo ingresso in chiesa molto prima del cattolicesimo. Infatti già dalla metà del 1800 è normale constatare la sua presenza in chiese di periferia e di villaggi in paesi come il Canada, Stati Uniti, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda.
In questi paesi non vi è mai stata molta differenza tra l'utilizzo profano o sacro di questo strumento, anzi, le due cose sovente andavano di pari passo: basti pensare semplicemente all'attuale Inno inglese che altro non è che un canto liturgico per voce ed harmonium tratto dalla liturgia anglicana. Tra la metà del XIX° secolo e fino alla Seconda Guerra Mondiale, nei paesi citati sopra l'harmonium è presenza costante in ogni casa ove si pratichi la musica, accanto al pianoforte.
In Italia l'harmonium arriva negli anni '60 del medesimo XIX° secolo per opera di "imitatori" del modello francese "a pressione". Vale la pena quindi spendere due parole per classificare questa altra strana dicitura. L'invenzione primigenia dello strumento fulleriano prevedeva l'arrivo dell'aria contro le ance spinta in compressione (sistema "a pressione") e tale sistema è rimasto fino ai nostri giorni (fino a circa vent'anni fa, poichè ora non si costruiscono più harmonium) nell'estetica costruttiva francese, italiana e sporadici esempi anche in altri paesi. Questi primi strumenti venivano chiamati con diversi nomi: harmonichorde, harmoniflute, physarmonica ed altri simili. Questi stessi strumenti suggerirono molta letteratura, specialmente profana, scritta da autori noti e meno noti. Il reggiano Achille Peri (1812-1880) scrisse un Andante cantabile per Physarmonica od organo a 4 mani. Erano sovente impiegati in duo con pianoforte od arpa in brani di carattere lirico, come ci ha lasciato il bolognese Federico Bertocchi (1824-1892).
Il sistema opposto, detto "ad aspirazione", prevede, sempre per mezzo di un mantice, di aspirare l'aria presente all'interno dello stesso tramite pompe aspiratrici e non fornitrici. L'aria, costretta ad uscire, incontra le ance in modo indiretto passando prima dalle valvole di apertura (ventilabri) e poi, finalmente, incontrando le ance con una potenza flebile e dolce. Questo sistema, molto più vicino alla pastosità e sobrietà dell'organo a canne, ha incontrato il favore dei paesi protestanti in primis e della prassi italiana a partire dal primo dopoguerra.
Per quanto riguarda l'ingresso in chiesa dell' harmonium in Italia, già i primi modelli perfezionati con il sistema "a pressione" della due prime ditte italiane (Giuseppe Mola di Torino e Graziano Tubi di Lecco) trovano spazio in cappelle, oratori e piccole parrocchie già negli anni '70 dell'800. La praticità assoluta di spostamento, la potenza e delicatezza sonora, la duttilità nel collocarlo, la quasi inesistente manutenzione ne hanno fatto ben presto uno strumento surrogato ed alternativo all'organo a canne, ovvero all'infinito patrimonio storico organario presente nel nostro paese alla fine del XIX° secolo.
La Riforma Ceciliana della fine '800 e relativo Motu Proprio del 1903, decretarono un crescente e costante abbandono delle vecchie inospitali ed anguste cantorie in nome di un fare animazione musicale in unione a grandi masse corali ubicate nei cori dietro agli altari maggiori; si pensi alla consolidata tradizione di cantare le Messe a quattro voci di don Lorenzo Perosi (1872-1956) con ausilio di harmonium. L'assoluta praticità dell' harmonium ha vinto ancora una volta quando si è trattato di portare l'animazione musicale in mezzo ai fedeli, in epoca di Concilio Vaticano II. In quell'epoca però, sempre dagli Stati Uniti, iniziavano ad arrivare i primi strumenti pseudo ecclesiastici con produzione sonora ottenuta elettricamente. Con infinite e squallide imitazioni di vari strumenti musicali, tra cui l'organo a canne, questi "nuovi" strumenti sostituirono (anche in nome della voglia di "nuovo") i vecchi ed umili harmonium, relegandoli velocemente, quasi con ingiustificata rabbia, in sagrestie come poggia fiori, in solai o scantinati per il piacere dei ratti od in altri locali parrocchiali (se non privati), pur di allontanarli velocemente dall'aula ecclesiastica.
Suonare bene l'harmonium è cosa assolutamente non facile, contrariamente a quanto si è sempre creduto. Infatti questo strumento è stato sempre appannaggio di improvvisati "suonatori" dilettanti che non "osavano" mettere le mani sugli organi a canne. Questo ha però creato un sistema esecutivo liturgico di infimo livello, quasi addossandone la colpa al povero harmonium e non a chi, invece, ci si avventurava sopra senza competenza alcuna. " Tanto, per far qualche canto per la gente, va bene qualsiasi suonatore!" Questa frase, sintomo di una prassi consolidata e deprecabile, ha portato non solo all'abbandono ingiustificato degli strumenti musicali tradizionali ma anche allo sbando (anni '70-'80) di un criterio minimo del decoro del servizio musicale ecclesiastico.
Da 15 anni a questa parte, dopo crescente recupero di una mentalità storica e filologica unitamente al ritorno del rispetto del passato, si sono moltiplicati i restauri e le costruzioni ex novo di organi a canne di qualsiasi foggia. Ciò ha comportato un costante e crescente recupero di una tradizione ed un rispetto del fare musica in chiesa, sapendo però coniugare la tradizione con i tempi moderni.





